Mosè che nel ritorno dal Monte Sinai si mostra al popolo con faccia risplendente
Autore
Charles-Joseph Natoire
(Nîmes 1700 – Castel Gandolfo 1777)
Data
1725
Tecnica
matita, penna, acquarello e biacca su carta
Dimensioni
mm 525 x 760
Provenienza
Concorso Clementino 1725, prima classe di pittura, primo premio ex-aequo
Inventario
A.292

Charles-Joseph Natoire, formatosi a Parigi con Louis Galloche e con François Lemoyne, giunge a Roma nel 1723 come pittore pensionnaire dell'Académie de France dopo essersi distinto in patria con la vittoria del Grand Prix dell’Académie Royale de Peinture et Sculpture due anni prima. In questo primo soggiorno egli si dedica assiduamente allo studio dall’antico, ma soprattutto dei grandi maestri del Cinque e Seicento. Nel 1725 partecipa al Concorso Clementino bandito dall’Accademia di San Luca, conquistando il primo premio nella prima classe di pittura a pari merito con Domenico Scaramucci e Giovanni Francesco Ferri, riscuotendo grande successo presso i connazionali presenti a Roma (Correspondance des directeurs de l’Académie de France à Rome avec les surintendants des bâtiments 1724-1728, Paris 1897, p. 233).  I concorrenti della prima classe, quella con il maggior livello di difficoltà, devono dimostrare alla commissione di avere maturato competenze inventive e tecniche. La realizzazione dell’affollata scena veterotestamentaria consente quindi a Natoire di esibire la propria capacità di composizione e di ambientazione paesaggistica, nonché abili virtuosismi nella resa dei panneggi e delle anatomie. Nel foglio si riverberano i fruttuosi esercizi di copia sui maggiori testi figurativi romani, a partire dalla Scuola di Atene di Raffaello, che ispira la figura di Mosè e quella maschile armata di bastone sulla sinistra. L’urbinate è ancora ricordato per la Trasfigurazione nel gruppo di figure nella parte destra della composizione, mentre il Rio della Plata della berniniana fontana dei Quattro Fiumi è il riferimento per la figura in primo piano a destra di spalle. Le figure femminili, infine, conservano un’eco delle generose fanciulle dipinte da Pietro da Cortona, molto copiato dal giovane francese nel corso dei suoi studi. La cultura figurativa composita espressa in quest’opera assicura a Natoire un immediato successo, che gli vale tra l’altro un finanziamento per prolungare l’esperienza romana e per un breve soggiorno a Venezia. La fortuna del foglio premiato è attestata da un bozzetto dipinto quasi sovrapponibile che si trova in collezione privata francese, forse una memoria realizzata dall’artista stesso (S. Caviglia-Brunel, Charles-Joseph Natoire 1700-1777, Paris 2012, cat. P 3, p. 190). Rientrato in patria nel 1729, Natoire vede la propria fama accrescersi grazie al credito maturato presso l’ambiente artistico francese a Roma. Qui tornerà nel 1751 per assumere la direzione dell’Académie de France e, in quanto tale, la carica di accademico di merito di San Luca e nella capitale pontificia concluderà la sua fortunata carriera e la sua vita.

Stefania Ventra

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