introducono
Marco Tirelli e Pier Giovanni Adamo
intervengono
Marcello Barison, Andrea Cortellessa e Abel Herrero
Scrittore poliedrico, capace di perlustrare – e dominare – un’impressionante varietà di campi, dal cinema all’operistica, dalla critica d’arte e stilistica all’ermeneutica letteraria, Marco Vallora (1953-2022) sembra essersi trovato ovunque gesti artisticamente unici necessitassero di tramutarsi in scrittura. Deriva sostanzialmente dall’elezione di questa peculiarità a criterio di scelta la prima significativa raccolta dei suoi più importanti contributi.
Attraversando gli scritti inclusi nel volume, sembra di poter dire che, tra i saggisti della generazione successiva agli anni Cinquanta, Marco Vallora sia stato colui che più di tutti ha raccolto l’eredità longhiana, ricalibrandola però sui timbri e gli spigoli di un mondo più contaminato ed incostante, dove l’aggettivazione si arricchisce di (anche vernacolari) soprese, la prosa si fa talora neghittosa e talatra sferzante, oppure singhiozza e arranca quando ci si aspetterebbe che scorresse, mentre invece si sfoga e trascina anche i propri detriti come un torrente in piena quando ci si immagina di poter fermarsi a prender fiato. Sembra, cioè, di leggere un Longhi corretto Arbasino, dove deviazioni e giocose divagazioni si moltiplicano labirinticamente; eppure non c’è gesto, nel più seducente sodalizio tra spirito e lettera, che non sia trasfigurato in stile.
Marco Vallora, nato a Torino nel 1953, è stato una delle voci più riconoscibili e indipendenti nel panorama della critica d’arte italiana del Dopoguerra. Laureato in Filosofia all’Università di Torino con una tesi seguita da Gianni Vattimo, Claudio Magris e Gianni Rondolino, ha sviluppato fin dagli esordi un pensiero capace di muoversi con naturalezza tra letteratura, arti visive, cinema, musica e architettura. Critico d’arte e di architettura per “La Stampa” e “Tuttolibri”, ha collaborato nel corso degli anni con i principali quotidiani e periodici culturali italiani ed europei, oltre a curare programmi e interventi per la RAI e Radio Tre. Ha insegnato Storia dell’arte contemporanea, Storia del cinema ed Estetica presso l’Università di Urbino, l’Università di Parma e il Politecnico di Milano. Traduttore e curatore per editori come Einaudi, Longanesi, Medusa, Skira e Abscondita, è autore di numerosi saggi e monografie dedicati, tra gli altri, a Manet, Cézanne, Burri, Rodin, Proust, Barthes, Pasolini e Testori. Ha curato mostre e cataloghi per importanti istituzioni museali, prendendo parte, in qualità di giurato, a numerosi premi artistici nazionali e internazionali.
Marco Vallora, Scritti. Come se la parola dipingesse, a cura di G. Agamben, M. Barison, M. Ferrando, Electa, Milano 2025.